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Monete d’oro

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Investire in monete d’oro

Le monete d’oro da investimento sono il metodo preferito dai piccoli risparmiatori privati per investire in oro fisico. Sono di piccolo taglio (adatte quindi a tutte le tasche) e rispetto ai lingotti sono più facilmente maneggiabili e gestibili. In Italia la normativa in materia stabilisce che le monete d’oro da investimento devono avere un titolo di purezza pari o superiore a 900 millesimi (vale a dire un rapporto di almeno 900 parti di oro e 100 parti di altri metalli), una data di coniazione successiva al 1800 e un prezzo che non superi dell’80% il valore di mercato dell’oro puro in esse contenuto. continua a leggere.

Royal Canadian Mint, Ottawa

Maple Leaf – 1 oz

1.717,94 
Esaurito

Royal Canadian Mint, Ottawa

Maple Leaf – 1/10 oz

196,10 
Esaurito

Se rientrano in queste categorie le monete da investimento sono esenti da IVA al momento del loro acquisto (legge 7/2000 e al DPR 633/72 Art. 10 n. 11). Le monete d’oro da investimento inoltre vengono coniate dalle Zecche di Stato, quindi sono garantite dalla Nazione di appartenenza, hanno avuto (o hanno) corso legale e conservano il loro valore indipendentemente dal cambio dei governi. Se siete alle prime armi e volete avvicinarvi al mondo delle monete d’oro assicuratevi sempre che le monete da voi scelte siano a titolo 900/1000 o superiore: esistono in commercio monete d’oro a titolo inferiore, coniate dalla Zecca dello Stato, che non rientrano nelle legge 7/2000 e su cui grava l’IVA al 22%.
Le monete d’oro da investimento possono essere commercializzate esclusivamente da Operatori professionali in Oro iscritti a Banca Italia. Qui potete trovare la lista degli Operatori Professionali in oro iscritti a Banca Italia.
Pertanto i Compro Oro o le Gioiellerie non possono in alcun modo né acquistare né vendere monete in Oro che rispondano alle caratteristiche di cui sopra.

Le monete d’oro

Le monete d’oro si possono suddividere in due categorie: da Investimento e Numismatiche. Dal punto di vista economico ed in sintesi, l’appartenere all’una o all’altra categoria dipende dallo spread. Lo spread applicato al valore delle monete d’oro è la differenza tra il prezzo della moneta ed il valore dell’oro puro in essa contenuto, alla quotazione giornaliera. Bisogna tenere a mente però che lo spread è un valore molto variabile e può subire significativi rialzi se il mercato in quel momento registra una forte domanda per una determinata moneta. Il bravo investitore in monete d’oro conosce bene queste dinamiche ed il suo obiettivo è quello di avere doppio ricavo al momento di monetizzare la propria collezione: la rivalutazione dell’oro e l’aumento di spread. Quindi consigliamo sempre, dove possibile, di assemblare le vostre monete in set (es. sterline di un determinato periodo o serie dello stesso ritratto); questo darà il massimo valore aggiunto al vostro investimento.

Le monete da investimento

Le monete da investimento si possono poi dividere in altre tre sottocategorie:

  • Investimento (Bullion): sono le monete che al pari dei lingotti vengono vendute e acquistate per l’oro puro contenuto, appartengono alle monete che sono state coniate in grande quantità dalle Zecche e che sono facilmente reperibili sul mercato.
    All’interno di questa categoria rientrano gli esemplari elencati nella lista stilata e aggiornata ogni anno dalla Commissione Europea. Queste monete devono avere una percentuale pari ad almeno il 90% di oro puro. Il loro valore sarà sempre e solo legato al valore dell’oro, ma allo stesso tempo si acquistano con Spread molto bassi e si rivendono facilmente anche all’estero. Su queste monete il valore non viene intaccato da eventuali graffi o ammaccature.
  • Collezione: sono sempre Bullion, ma seguono una logica di mercato diversa, il loro valore è dato infatti dal valore intrinseco dell’oro (Bullion) e da quello del mercato da collezione. Il valore delle monete da collezione aumenta:
    • Se hanno un basso volume di conio;
    • Se sono molto datate e ricercate da estimatori e collezionisti;
    • Se hanno lavorazioni aggiuntive (tipo Proof, stemmi particolari, ecc..);
    • Se presentano ottime condizioni e conservazione;
    • Se sono difficili da trovare sul mercato;
    • Se sono difettate per un errore di Zecca (anche le monete uscite difettose dalle zecche sono molto richieste);
    • Se hanno una tiratura numerata;
    • In base al contesto storico.
  • Per preservare il loro valore aggiunto, queste monete devono essere custodite con cura. Sul mercato sono meno facili da trovare e sono molto soggette alle richieste dei collezionisti.
    Alcuni esempi sono: tutte le sterline vecchio conio, alcune sterline nuovo conio, le Queen’s Beasts , tutte le Proof, le edizioni limitate, le sterline stemmate, la sterlina 1957 per la rigatura stretta, molti marenghi italiani, alcune American Eagle.
    Se per queste monete si vuole realizzare il valore Bullion più il valore di Collezione sono richiesti tempi più lunghi e soggetti ai collezionisti; in alternativa le monete possono essere vendute immediatamente semplicemente come Bullion.

  • Certificate: sono monete da collezione ma con l’aggiunta di un certificato emesso da un soggetto terzo abilitato (Perito Numismatico), che autentica la moneta e le sue caratteristiche. In questo caso al prezzo della moneta da collezione si deve aggiungere il costo del certificato. Con il certificato le monete da collezione si rivendono più facilmente.

Le monete Numismatiche

Sono le monete da collezione che hanno raggiunto valori molto elevati sul mercato (più dell’ 80% del valore dell'oro puro in esse contenuto) e hanno perso l’esenzione IVA data dalla legge 7/2000 e dal DPR 633/72. Anche una moneta acquistata precedentemente come Bullion o come moneta da collezione può diventare numismatica se nel frattempo il suo valore secondario ha superato la soglia dell 80%.

Alcuni esempi sono:

  • Le sterline del: 1952, 1917, 1937
  • La doppia Aquila Americana coniata dopo il 1930;
  • Molti marenghi Italiani;
  • Viste le richieste, inoltre, è probabile che anche le Queen’s Beasts lo diverranno;

La storia delle monete

Si definisce Moneta tutto ciò che viene utilizzato come mezzo di pagamento, ovvero tutto ciò che viene usato per gli scambi commerciali; nel gergo comune infatti si sente citare spesso il termine “moneta di scambio”. Ma da dove deriva questo nome? L’etimologia della parola coincide con una leggenda affascinante che fa parte della storia di Roma, conosciuta come “le oche del Campidoglio” su cui, anche se non ufficialmente confermata, tutti gli storici concordano. Correva l'anno 390 a.C., e i Galli Senoni, guidati da Brenno, stavano assediando Roma. Sulla cittadella del Campidoglio, l’ultima roccaforte da conquistare da parte dei Galli, vi era il tempio di Giunone dove i romani allevavano oche, animali sacri per la Dea e per questo intoccabili. Una notte, al sopraggiungere dei Galli, le oche si misero a starnazzare e svegliarono l'ex-console Marco Manlio che diede l'allarme. L'attacco fu così sventato. Da quel giorno a Giunone venne attribuito l’epiteto di “Moneta”, dal latino monere che significa appunto “avvertire”. Infatti i romani pensavano che fosse stata proprio la Dea a far svegliare le oche sacre e a contribuire a sventare l’attacco. Più di un secolo dopo proprio vicino al tempio di Giunone Moneta fu edificata, sotto la sua protezione, la Zecca di Roma che produceva denaro per i cittadini. Da allora il “prodotto” della Zecca fu chiamato Moneta.
Le origini della moneta sono antichissime e la tradizione vuole che la prima sia stata coniata da Creso, re di Lidia (nell’attuale Turchia), nel VII secolo a.C, quindi molto prima degli avvenimenti sopra citati.
Nei tempi più remoti, ancora prima che l'idea di moneta fosse concepita, quasi tutte le famiglie erano autosufficienti: producevano cioè al loro interno la maggior parte dei beni di cui avevano bisogno. Nei secoli successivi ogni individuo si specializzò in una certa attività: la pesca, l'artigianato, l'agricoltura o l'allevamento del bestiame e fu allora che iniziarono gli scambi commerciali. Essi erano basati sul baratto, ovvero si scambiava un bene con un altro bene “ritenuto” di pari valore. Lo scambio fondato sul baratto però era un sistema poco funzionale e non privo di inconvenienti, per diversi motivi. Ad esempio per realizzare un contratto equo per entrambe le parti in ogni transazione occorreva stabilire il valore dei beni scambiati e spesso si richiedevano numerosi atti di scambio; se la merce offerta era deperibile, in caso di ritardo nella chiusura di un affare, si rischiava di rimetterci economicamente; era impossibile inoltre scambiare merci non trasportabili. Per superare in parte tali problemi si rese necessario individuare dei beni di interesse ed accettabilità comune, in base ai quali definire i valori degli altri beni. Le comunità quindi introdussero gradualmente come moneta alcune merci (moneta-merce): esse furono pietre, pelli, bestiame (pecunia deriva da pěcus, ossia pecora), sale (salarium, il salario) o conchiglie. Intorno al VII secolo a.C., con la fondazione delle colonie Greche, gli scambi si intensificarono e la moneta-merce lasciò il suo posto ai metalli nobili, fra cui oro e argento, accettati ovunque. Infatti i metalli preziosi sono omogenei: un pezzo d’oro, o di argento, a parità di peso è esattamente uguale ad un altro; sono divisibili e ricomponibili tramite fusione e facilmente trasportabili, rendendo agevoli transazioni di qualsiasi natura. La moneta metallica, creata in sostituzione del baratto dunque nasce come moneta-merce, cioè moneta formata da un bene con un valore intrinseco del metallo prezioso che la compone e diventa convenzione istituzionale per lo scambio di beni e servizi in una società con sistemi commerciali più complessi. Oltre a facilitare scambi di natura commerciale, l’avvento della moneta ha consentito di aprire altri scenari, improponibili con il metodo di pagamento basato sul baratto. Ha reso possibile, ad esempio, stabilire prezzi per i vari prodotti, ovvero fissare il valore effettivo di ogni cosa, valutare (da soli) la congruità del prezzo, diffondere il concetto di risparmio e, più tardi, quello di investimento. Inoltre da quando la moneta è apparsa nella storia ha sempre attirato intorno a sé l'interesse dell'uomo; essa infatti rappresenta l'idea per eccellenza della ricchezza, ancora di più se in oro. Già dagli inizi della monetazione le monete, d’oro o d’argento, vennero “accumulate” e tesaurizzate per il loro valore intrinseco. Dal XIII secolo si è sviluppato il fenomeno del collezionismo moderno, cioè la raccolta di monete come espressione artistica o storica; la tradizione ne indica Petrarca come il “fondatore”. Se in tempi passati, però, il collezionismo era visto più che altro come uno svago per persone facoltose, negli ultimi decenni invece è nata la figura del collezionista investitore, cioè colui che, in risposta alle ultime crisi economiche globali, utilizza metodi alternativi per proteggere i propri risparmi ed assicurarsi anche un rendimento futuro. Le monete, quindi, hanno origini antichissime, non rappresentano solamente un mezzo di scambio ma anche un'espressione del progresso dei popoli, delle civiltà e dell’arte e sono state fin da subito oggetti da collezione. Questo vale in particolare per le monete d’oro che, proprio grazie al fatto di essere realizzate nel nobile metallo, non sono solo ottimi oggetti da collezionare ma possono rappresentare anche una fonte di guadagno, se si pensa ad esse come investimento.